La sicurezza del laboratorio comincia prima delle analisi: esperti a confronto a Napoli sulla fase preanalitica

Il 98,4% degli errori di laboratorio si verifica nella fase preanalitica, prima ancora che il campione venga analizzato. È questo uno dei dati emersi dal convegno “La fase preanalitica del futuro“, promosso oggi, martedì 15 settembre, a Napoli, dall’Ordine dei Biologi della Campania e del Molise (OBCM) al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo.
Il rischio, dunque, non è soltanto nel risultato finale o nel referto, ma può annidarsi molto prima: nel prelievo, nell’identificazione del paziente, nell’etichettatura, nella conservazione e nel trasporto del campione. È proprio su questa fase, spesso meno visibile ma decisiva per la qualità e la sicurezza della diagnostica di laboratorio, che si è concentrato il confronto tra professionisti, esperti e rappresentanti istituzionali.
Ad aprire i lavori sono stati il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB), Vincenzo D’Anna, e il presidente dell’OBCM, Arnolfo Petruzziello.
D’Anna ha riportato al centro del dibattito il ruolo dei laboratoristi, definiti la “spina dorsale storica” della professione biologica, ricordando la crescita della categoria fino agli attuali 57 mila iscritti. Da qui la necessità, secondo il presidente FNOB, di ripensare anche il modello di remunerazione della diagnostica.
In particolare, D’Anna ha rilanciato la proposta di superare il pagamento della singola analisi, definito “vergognoso”, per passare a un sistema basato sul quesito diagnostico, attraverso pacchetti e protocolli standardizzati. Il laboratorio, ha spiegato, non si limita infatti a restituire un numero, ma produce un risultato validato e interpretato che rappresenta la base di circa l’80% delle diagnosi cliniche. È dunque il valore complessivo della prestazione diagnostica, e non il singolo test, che dovrebbe essere adeguatamente riconosciuto anche sul piano economico.
A sostegno della proposta, D’Anna ha richiamato uno studio della FNOB realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale, secondo il quale, oltre i tre milioni di prestazioni, i costi delle attività pre e post-analitiche arrivano a superare quelli della produzione vera e propria. Un altro dato evidenziato riguarda il peso della laboratoristica accreditata, che rappresenterebbe appena lo 0,56% del Fondo sanitario nazionale.
Sul fronte della governance regionale, Petruzziello ha sottolineato invece la necessità di una “regia unica”. Per il presidente dell’OBCM occorre un organismo centrale territoriale in grado di “assicurare una governance unitaria dei laboratori, superando l’attuale frammentazione tra diversi enti e livelli decisionali”.
Il tema della sicurezza è stato poi affrontato da Mario Plebani, professore emerito di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica all’Università degli Studi di Padova e adjunct professor presso l’Università del Texas. Il dato più significativo, ha sottolineato, è quello relativo agli errori: “Il 98,4%, lo ripeto, 98,4% degli errori in medicina di laboratorio avviene nella fase preanalitica”.
Plebani ha richiamato anche il caso dello scambio di provette verificatosi all’ospedale San Raffaele, sottolineando come episodi di questo tipo non possano essere ricondotti esclusivamente al cosiddetto “errore umano”. La sicurezza, ha ribadito, deve essere costruita attraverso procedure e sistemi capaci di ridurre alla fonte la possibilità che l’errore si verifichi.
In questa prospettiva si inserisce la “Total Preanalytical Automation“, basata sull’integrazione di robotica, digitalizzazione e sistemi di tracciabilità del campione lungo l’intero percorso preanalitico. un organismo centrale regionale per una governance unitaria dei laboratori, oggi frammentata tra troppi enti.
Un ruolo importante può essere svolto anche dall’intelligenza artificiale. Plebani ha citato, tra le possibili applicazioni, il riconoscimento dei campioni emolizzati o coagulati e l’individuazione di errori nell’attribuzione del campione al paziente, il cosiddetto “Wrong Blood in Tube”. Ma la tecnologia, ha ammonito, non può sostituire la solidità dei processi: se alla base vengono immessi dati di scarsa qualità, non armonizzati e non adeguatamente standardizzati, anche il risultato prodotto dall’intelligenza artificiale sarà inevitabilmente inaffidabile.
Da qui l’invito ad accelerare sull’innovazione. “Il momento è adesso”, è il messaggio conclusivo di Plebani, secondo il quale le tecnologie necessarie per rendere più sicure e tracciabili le procedure preanalitiche sono già disponibili.
A chiudere i lavori è stata la tavola rotonda moderata da Matilde Andolfo, alla quale hanno partecipato Umberto Basile, Vincenza Lombardi, Arnolfo Petruzziello e Mario Plebani. Un confronto che ha riportato al centro un principio essenziale per la medicina di laboratorio: “la qualità del risultato comincia molto prima dell’analisi”.